Abbiamo parlato qui dei meccanismi che regolano la nostra postura. Una domanda che ci viene posta molto spesso è: qual è la postura corretta? La risposta è: ognuno ha la propria!

Così come sulla dieta, sulle calzature, sull’esercizio fisico, riguardo la postura è stato scritto tutto ed il suo opposto. Questo perchè per sistemi complessi quali siamo noi umani, possono valere alcuni princìpi generali, ma sono pochi gli assoluti: ognuno di noi è una manifestazione unica di ciò che chiamiamo vita.

Se “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, possiamo affermare che la postura è lo specchio della personalità, oltreché dello stato d’animo.
Partiamo da un principio di base per noi chiropratici: anatomia e fisiologia funzionano a braccetto; ovvero struttura e funzione sono strettamente legate.
Un camion ed una Ferrari hanno molte cose – motore, ruote, ecc. – in comune, ma sono disegnati per funzioni simili ma in realtà differenti. In maniera similare, essendo noi fatti non di metallo ma di materiale organico, la nostra forma cambia come cambia il modo di funzionare, adattandosi alle esigenze (reali o percepite) del momento. E l’influsso maggiore, primario, viene nel nostro caso dai pensieri e dalle emozioni.
(Stiamo parlando di problemi posturali globali e che si riflettono principalmente sul piano sagittale – curvatura in avanti/ indietro; degli squilibri posturali in lateralità ed in rotazione parliamo qui ).

Emozioni, fisiologia e postura

Cosa succede quando siamo felici? Il fisico riflette l’emotivo: rilasciamo endorfine e dopamina, la pressione sanguigna è normale, respiro e battito cardiaco sono lenti; è attivo il sistema parasimpatico: gli organi della digestione e della riproduzione lavorano senza problemi, il sistema immunitario è forte, e via.
Sappiamo anche cosa succede quando siamo sotto stress: produciamo adrenalina e cortisolo, la pressione aumenta così come il battito, il respiro si fa affannoso. In questo stato si attiva il sistema simpatico: le energie sono dirette a muscoli ed organi di senso (reazione fight or flight, ovvero “combatti o scappa”: il fisico è pronto per una delle due opzioni, la priorità è sopravvivere) e vengono tolte a digestione, difese immunitarie, riproduzione, non essenziali per sopravvivere.
A chi infatti non è mai capitato di prendere un raffreddore in giugno? In quel caso, qual è stata la causa? Il virus stesso, il freddo, un “colpo d’aria”? Possono contribuire, ma la causa a monte è una situazione di stress che ha indebolito le difese.
O di non digerire un piatto di riso mangiato il venerdì sera dopo una settimana stressante, salvo poi tollerare un fritto misto innaffiato da copioso vino quando si è in vacanza? La differenza non è esterna – il cibo- ma interna: il modo in cui sta funzionando l’organismo. Stiamo parlando degli effetti dello stress.

Tutto questo altera non solo la nostra “chimica” interna ma anche la nostra struttura: nel nostro corpo tutti i sistemi sono collegati.
Prendiamo come esempio l’ anatide più famoso:

                                                                             

Che cosa notate nel papero iroso?
Zampe tese, spalle alzate, muscoli contratti nella schiena, nella mandibola, nel collo che è drizzato. E’, appunto, la postura di chi è pronto a combattere! Notiamo invece la postura del papero sorridente: spalle, zampe, schiena e collo sono rilassati; in questa posizione vi è il minimo dispendio di energie, perciò è facile capire quale dei due sarà più stanco la sera.

Persone diverse, posture diverse

Proviamo adesso ad osservare una persona che conosciamo. Dalla sua postura e dal modo di camminare possiamo capire molte cose sul suo stato d’animo.
Ecco alcuni esempi – che sono solo generalizzazioni, poichè ricordiamoci che ognuno di noi è unico oltre che estremamente complesso!
– Spalle alte e tese, mandibola serrata, camminata “militare” : indicano uno stato di tensione, rabbia, nervoso;
– Testa in avanti con sguardo basso, passo corto e pesante e braccia ferme: probabilmente un momento di tristezza;
– Schiena diritta, pancia in fuori, spalle indietro, camminata rilassata con braccia libere di muoversi: questa persona è serena e si sente al sicuro nel mondo, verso cui è aperta;
– Schiena dritta e tesa, spalle squadrate, gambe tese e movimenti a robot: si tratta di una postura rigida, che spesso riflette quindi lo stesso atteggiamento/ carattere;
– Piedi all’interno, spalle chiuse con braccia davanti al corpo, passi corti e leggeri: tipico di chi sta in qualche modo nascondendosi o proteggendosi;
– Spalle basse, schiena curva per scarsa attivazione muscolare, deambulazione molleggiata: riflettono un modo di sentirsi piuttosto apatico ed inerte, un “non mi interessa niente”.

Gli ultimi due esempi sono tipici di alcune fasi dell’adolescenza, momento di transizione, e spesso cambiano con il passare degli anni.


Queste posture sono giuste o sbagliate? Non ci sono sì e no assoluti: pensiamo ad un colonnello dell’Esercito, che deve essere rigido nella disciplina, e paragoniamolo ad una ballerina che deve essere creativa ed adattabile nelle sue interpretazioni della musica: il loro atteggiamento posturale riflette giustamente quello che è l’atteggiamento sul lavoro, e non si può dire che uno sia più corretto dell’altro.

Sia chiaro: stiamo dando immagini a scopo esemplificativo, ma non sono solo le emozioni a condizionare la postura. Una persona appena uscita da un allenamento pesante, così come un’altra con mal di schiena, avranno posture e movimenti “rigidi” ma non certo per una rigidità caratteriale!

Tutti abbiamo momenti di gioia e di tensione,  di amore e di rabbia, e la postura riflette questi sentimenti.
Essa riflette chi siamo internamente, ed ecco perché non la possiamo facilmente dividere in “giusta” e “sbagliata”. Una persona più timida e riservata avrà una postura più chiusa, mentre una personalità da “compagnone” sarà accompagnata da una postura più aperta al mondo.  Ognuna di queste posture è corretta, ovvero appropriata per il carattere della persona.

Traumi e stress: quando la postura è scorretta

Vi è però un’eccezione: l’habitus mentale diviene un problema per la postura quando è un risultato di traumi passati mai “digeriti” e quando è condizionato da situazioni quotidiane di stress.
Se siamo fortemente stressati sul lavoro, assumeremo una postura da stress 5 giorni su 7: a lungo andare le tensioni nei trapezi (spalle), la curvatura toracica, la rigidità cervicale diventeranno l’abitudine normale. Stretching, massaggi ed ergonomia aiuteranno, ma non andranno a rimuovere la causa. 
La chiropratica trova qui una forte applicazione del suo potenziale: prima di tutto ripristinando la corretta comunicazione neurologica che controlla la postura che ritroverà quindi il suo equilibrio originario, nonché individuando quando la causa del problema è una situazione esterna. Trovata la causa, si troveranno le soluzioni. 
E, come sempre, tocca a noi stessi gestire le situazioni in modo che non disturbino l’equilibrio a cui tendiamo. Sport, meditazione, affermazioni, gestione dello stress e lavoro di crescita personale sono tutti strumenti per compensare gli inevitabili stress della vita, e per cui dovremmo sempre trovare il tempo.

Ricordiamo sempre che il nostro corpo ci informa di ciò che gli stiamo facendo; che siamo unici; che se la postura ci causa fastidi essi sono una richiesta di cambiamento; che spesso per risolvere un problema basta accettarsi per ciò che si è.

 

Print Friendly, PDF & Email