E’ la salute l’elemento più importante nella nostra vita. Se viene a mancare, nessun altro dei nostri possedimenti può sostituirla. Possiamo dire di essere in salute soltanto in base all’ assenza di sintomi o malattie? La realtà è che stare bene significa vivere in equilibrio ed in uno stato di benessere – fisico, mentale e spirituale. Uno dei fattori che più influenza il nostro ben-essere oggigiorno è lo stress.
Possiamo evitarlo a tutti i costi? Certo che no, ed in realtà questo non è necessario: lo stress ci influenza solo nella misura in cui ce ne lasciamo influenzare.

Il nostro corpo è costruito per essere in grado di gestire stress acuti funzionando in “modalità emergenza”. Il problema insorge allorquando lo stress diviene prolungato e quindi cronico perciò come un motore spinto al massimo dei giri per lungo tempo, alcuni meccanismi iniziano a cedere.

Possiamo ridurre il livello di stress con una semplice abitudine: focalizzare la nostra attenzione su ciò che funziona, sia esternamente che internamente.

Iniziamo dall’interno: con quale persona dialoghiamo ogni giorno, per tutto il giorno? Con noi stessi! Perciò è importante volerci bene ed esserci amici piuttosto che spietati critici. Se passassimo la giornata con una persona che ci ripete in continuazione “Sei pigro” , “Sei troppo grassa” , “Non ce la fai” , “Non sei all’altezza”, “Sei sempre stato così”, difficilmente il giorno dopo vorremmo la sua compagnia anche solo per pochi minuti. Eppure molte persone passano anni a sentirsi dire proprio queste cose ogni giorno.

Prestiamo attenzione ai nostri pensieri, che di norma non controlliamo e lasciamo susseguirsi in automatico, e stiliamo un inventario di ciò che diciamo a noi stessi. Poi domandiamoci: queste opinioni mi rendono più felice? Mi danno forza, coraggio, autostima, o me ne tolgono? Se la risposta è quest’ultima, eliminiamole!

Ognuno possiede aspetti positivi ed altri negativi. Siamo solamente condizionati a tendere ad un’autoanalisi che si concentra solo sugli aspetti negativi. Quindi stiliamo ora un inventario dei tratti di cui andiamo fieri: ciò in cui siamo forti, quello che siamo bravi a fare, la nostra etica, i successi che abbiamo avuti (il che non necessariamente implica l’aver vinto una medaglia: sono successi l’aver ottenuto un certo lavoro, avere modificato un’abitudine malsana, aver cresciuto figli responsabili, e così via). Ogni volta che, per semplice abitudine, ci troveremo a criticarci, sostituiamo questo pensiero con un’affermazione su una nostra qualità. Ci vuole dell’allenamento, ma inevitabilmente ci troveremo ad essere meno stressati…da noi stessi. E poiché la nostra fisiologia rispecchia il nostro status mentale, tutto il fisico funzionerà meglio.

Passiamo allo stress esterno. Camminando per la nostra città o il nostro paese è purtroppo facile imbattersi in situazioni spiacevoli: buche nelle strade, sporcizia, maleducazione. Allo stesso tempo però stiamo camminando tra monumenti che il mondo c’invidia, bellezze naturali, benessere (a proposito: quale che sia la nostra situazione finanziaria, ricordiamo che se abbiamo un letto, un frigorifero, acqua calda e cibo quotidiano facciamo parte del 10% più fortunato del pianeta, e basterebbe ricordarci questo per trasformare eventuali frustrazioni in un senso di gratitudine; ed è facile essere di buonumore quando si vive nella gratitudine).

A cosa prestiamo attenzione? La scelta è nostra!
Immaginiamo: sto andando a lavorare (e questo è già una gran cosa), alla mia sinistra è un porticato di colonne, a destra un cespuglio fiorito, di fronte due ragazzini si tengono per mano; noto una cartaccia per terra e questo mi irrita. Mi dico no, così non va, non c’è rispetto, che schifo. Governo ladro. Ora, il problema è davvero la cartaccia? Certo non dovrebbe essere lì, ma la responsabilità della focalizzazione è soltanto mia. La vera fonte di stress non è dunque la cartaccia, ma la mia attenzione che non si è focalizzata sull’arte, sui fiori, sull’amore, preferendo invece la spazzatura. Ma poiché non siamo automi, possiamo decidere di cambiare l’oggetto della nostra attenzione!

Subiamo due tipi di condizionamenti, uno innato ed uno artificiale.
Il nostro cervello è predisposto a prestare attenzione alle situazioni di potenziale pericolo, quelle cioè che potrebbero compromettere la nostra sopravvivenza. Pertanto, nella miriade di informazioni che riceve, tende a filtrare quelle piacevoli in favore di quelle negative, poiché sopravvivere è un istinto di base.

Ecco perchè chi si occupa di notizie non ne riporta di buone. Se leggessimo un titolo come “Oggi tempo sereno e clima mite” ne saremmo contenti, ma non avremmo nessun bisogno di approfondire. Se però il titolo ci allertasse “Terribile tempesta in arrivo” ecco che si attiverà l’area del cervello che fiuta il pericolo, che ci spingerà a cliccare sull’articolo od a comprare il giornale.

Oggi però le situazioni di reale pericolo sono rare, eppure veniamo continuamente bombardati da notizie spaventose. Se guardiamo un film dell’orrore siamo consapevoli del fatto che si tratti di pura finzione. Eppure ci può fare rabbrividire o sentire il cuore in gola. Questo perchè una parte basale del cervello non distingue le immagini tra vere o percepite (o anche solamente pensate), ed attiva la fisiologia di emergenza come se fossimo in una reale situazione di rischio per la sopravvivenza. Perciò aumentano battito e pressione, e vengono diminuite le funzioni come digestione ed apprendimento, che non sono essenziali per sopravvivere. Anche postura e muscolatura ne risentono: quando siamo in pericolo si alzano le spalle, si contraggono i muscoli, la schiena si incurva, i passi sono brevi.

Per questo non è una buona idea continuare ad inserire nel nostro cervello immagini e parole di guerre, furti, cattiverie. Soprattutto perchè sono già avvenute, e non possiamo farci niente. Ma incamerandole più volte al giorno poniamo la nostra mente ed il nostro corpo sotto continui livelli di stress che non sono assolutamente utili.

Non siamo a proporre di disconnettersi dalla realtà, ma di averne una visione equilibrata: in verità per ogni attentatore vi è un volontario, per ogni inquinatore chi pianta alberi. Se così non fosse, avremmo già distrutto questo mondo da molto tempo. Sono le notizie ad essere squilibrate in favore del negativo, e non il mondo.

Forse non potremo cambiare il mondo da soli ma se, con un po’ di pratica, prenderemo l’abitudine di focalizzare la nostra attenzione su quanto è meritevole di apprezzamento, miglioreremo il nostro umore, la nostra salute e la nostra vita, e non è forse questo un buon primo passo per contribuire ad una società migliore?

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